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martedì 18 novembre 2014

Sesta tappa BlogTour "Livia e Laura" di Francesca Rossi

Ciao a tutti, eccomi a presentare la sesta  tappa del Blogtour promozionale indetto dall'Autrice Fran
cesca Rossi per promuovere il suo romanzo storico: "Livia e Laura" edito dalla Genesis Publishing. La nostra tappa sarà dedicata ai luoghi del romanzo.
Regolamento: per partecipare al blogtour e vincere l'ebook del romanzo è necessario mettere il like alla pagina fb dell'autrice: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice e commentare almeno tre tappe del blogtour. 
Il vincitore verrà estratto tra coloro che avranno seguito le istruzioni. Date, argomenti e blog partecipanti: 

 30 ottobre, The Bibliophile Girl - La Sicilia misteriosa: il giallo irrisolto della Baronessa di Carini tra Storia e leggenda. 
 4 novembre, Books Hunters - Il mistero dei Beati Paoli e la presunta origine storica della mafia. 6 novembre, Francesca Rossi Autrice - Il mondo di Luigi Natoli 
 11 novembre, Genesis Publishing - La Sicilia tra Islam e Cristianesimo 
 13 novembre, Angolo delle Topiii - Vittime dell'onore: matrimoni combinati e matrimoni riparatori in Italia.
18 novembre, Il Rumore dei Libri - I luoghi del romanzo: Palermo e Carini. 
 20 novembre, Romance and Fantasy for Cosmopolitan Girl - L'arte dei cantastorie tra musica e dialetto, tradizione e modernità. 
 25 novembre, Le Passioni di Brully - interviste impossibili ai personaggi.

Blogtour sesta tappa: I luoghi del romanzo. Palermo e Carini

«Andrea, non potresti rallentare per favore?» chiedo al mio personaggio con una certa apprensione. La macchina sfreccia per le vie di Palermo ma Andrea, imperturbabile come sempre, continua a guidare come se non avesse sentito niente.
«Ammira il Cassaro» sbotta dopo un po’ con la solita aria da anfitrione, lui, l’archeologo provetto e sempre ottimista del mio romanzo.
Mi volto e osservo la strada più antica di Palermo, oggi Corso Vittorio Emanuele. Il sole sta tramontando e le ultime luci si riverberano sull’asfalto che, in maniera quasi impercettibile, digrada verso il mare.
«E’ una strada tutta dritta, già esistente al tempo dei Fenici» mi rivela Andrea.
«Sì e il nome deriva dall’arabo qasr, poiché furono gli Arabi a fortificare questa zona» rispondo, aggrappandomi preoccupata al bracciolo della portiera.
«Tranquilla» mi deride il mio accompagnatore. «Ah! Guarda la cattedrale della Santa Maria Vergine Assunta!» grida.
Mi giro di scatto verso l’imponente costruzione modificata più volte nel tempo, superba, magnifico simbolo della Cristianità.
«Sai che durante la dominazione araba venne convertita in moschea?» chiedo al mio amico.
«Certo che lo so» sussurra piccato. «Con i Normanni, però, tornò alle sue origini cristiane».
«Va bene, sei preparatissimo, ma ora rallenta» lo prego.
«Non hai nulla da temere» tenta di rassicurarmi, invano, Andrea.
«Sarà» balbetto, mentre lui scoppia a ridere di gusto.
«Qui tutto parla della conquista araba. Anche il Cassaro, se ci pensi, era già allora l’asse principale che tagliava in due una città arabizzata e islamizzata» continua, scandendo bene le parole.
«Chissà come doveva apparire dal vivo questa strada, quando erano gli Arabi a possedere il controllo dell’isola» chiedo a voce bassa, quasi parlando con me stessa.
Andrea sospira: «Hai detto bene. Possedere… Di questo è fatta la storia degli uomini. Conquista, possesso, amore, odio, vita e morte. Non c’è scampo a quanto pare».
«Ti sento particolarmente filosofico oggi» lo stuzzico.
Mi sorride e cambia argomento: «Meglio andare al Conservatorio».
«Un luogo molto caro a Livia» dichiaro facendo riferimento alla protagonista del romanzo.
«Sì, Livia adora la musica, benché il suo sogno sia da sempre la medicina» precisa, allegro, il mio interlocutore.
«Ehm… Andrè, il semaforo è rosso» lo avverto preoccupata.
«Tranquilla devi stare!» mi rimprovera. «Mi stavo già fermando. Ecco qua!» esclama frenando con vigore.
«Sarà» ripeto sempre meno convinta, i suoi occhi che mi fissano con finta disapprovazione.
Finalmente giungiamo vivi (mi preme sottolineare quest’ultimo dettaglio) al Conservatorio Bellini di Palermo, un edificio alto, antico, dall’aspetto massiccio e imponente, benché il colore chiaro riesca, in parte, a snellirne la figura.
«Un luogo pieno di note e melodie» dico sognante.
«Fu il viceré Conte De Castro a istituirlo tra il 1617 e il 1618, proprio vicino alla chiesa della Santissima Annunziata» spiega Andrea.
«Purtroppo non è rimasto molto di questa chiesa» mi rammarico, l’automobile che sembra volare sull’asfalto.
«Be’ non so se lo sai» soggiunge il giovane «ma fu il celebre Barone Pietro Pisani a riportarlo all’antico splendore nel 1833, quando ne divenne amministratore».
«Un personaggio particolare, il barone Pisani. Non dovremmo dimenticarlo» annuisco, gli occhi puntati sull’elegante portone principale.
«Sì, ma ora non abbiamo tempo per parlare di lui» esclama Andrea svoltando all’improvviso.
«Ehi! Io volevo entrare nel Conservatorio!» mi arrabbio.
«No, no, ora non c’è tempo!» mi contraddice.
«Sei peggio del Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie» scuoto la testa, rassegnata.
«Dobbiamo andare a Carini. Devo mostrarti una cosa» mi fa l’occhiolino e, a quel punto, comincio davvero a preoccuparmi.
«Sono già stata a Carini. Per ben due volte con Livia».
«Uff sai che divertimento» sbuffa il mio interlocutore. «Avrete di certo parlato di donne e della Baronessa, mentre io voglio farti un altro discorsetto» sogghigna.
Piuttosto inquieta mi volto verso di lui: «Non è che vuoi parlarmi di trabeazioni e volte a crociera, vero?».
Silenzio.
«Vero?» chiedo ancora più angosciata, conoscendo fin troppo bene la sua passione per l’arte e l’architettura.
L’ostentato mutismo e quel sorrisetto sardonico stampato sulla faccia non promettono nulla di buono. Attraversiamo Palermo, le strade ancora affollate nonostante sia, ormai, quasi buio; la brezza fresca, profumata di limoni e mare, ci conduce fuori dalla città, tra alberi secoli e una vegetazione lussureggiante che risplende sotto i raggi lunari.
«Tornerai in Sicilia?» chiede Andrea curioso.
«Certo!» esclamo sicura.
«Intendo… tornerai qui con la fantasia a far vivere nuovi personaggi e nuove storie?» insiste.
«Sì, lo farò. E’ una promessa» sorrido affettuosamente al mio Andrea, che così tanto ha di me.
«Eccoci, siamo arrivati» annuncia dopo un bel po’ di tempo trascorso tra amichevoli chiacchiere e silenzi complici.
«Ho capito, vuoi mostrarmi le iscrizioni in latino del castello e magari anche gli stemmi nobiliari» tiro a indovinare.
«No. A esser sincero voglio mostrati un’altra cosa» confessa con aria maliziosa. «Per vedere bene tutta la Sicilia, o anche solo Palermo, uno si deve prendere l’aspettativa dal lavoro! Sono tantissime le meraviglie da scoprire. Noi, stavolta, dobbiamo accontentarci di pochi, ma fondamentali dettagli».
«Quindi non siamo qui né per i leoni rampanti dei Lanza né per la gru dei La Grua?» domando di nuovo, confusa.
«Niente stemmi». Andrea scuote con vigore la testa piena di capelli rigorosamente impomatati. «Ci interessa la torre principale, verso l’ala Ovest. Alza gli occhietti belli e capirai perché» scherza, sollevandomi con delicatezza il mento verso l’alto.
Il castello, illuminato a giorno, si staglia davanti a noi in tutta la sua fiera bellezza. I miei occhi scivolano sulle linee nette, decise, fino a incrociare, nell’ultima mensola della torre, la magnifica scultura di una mano.
«Una coincidenza» affermo, il pensiero lontano, alla triste sorte della Baronessa di Carini e all’impronta delle sue dita insanguinate sul muro che le sbarrò la via verso la salvezza.
«Così pare» ribatte Andrea. «Gli studiosi sostengono che si tratti di una scultura precedente alla morte di Laura Lanza. Ancora oggi, però, nessuno ha davvero capito quale sia il vero significato di quella mano».
«Un talismano arabo, o magari ebraico?» suggerisco, riferendomi alla famosa khamsa.
«Possibile. Del resto il castello è stato fondato tra l’XI e il XIII secolo su un edificio arabo di epoca anteriore. Ci sono ancora le rovine».
«Può darsi» annuisco «Oppure è stato un artista che ha voluto scolpire la mano che costruì il castello» ipotizzo ancora.
«Un enigma interessante. Temo, purtroppo, che non lo risolveremo stasera. E’ ora di tornare» si rammarica Andrea scrutando la notte senza fine intorno a Carini.
«Già. Ci conviene avviarci. Mi raccomando però» lo ammonisco. «Vedi di riportarmi a Palermo tutta intera».
«Agli ordini, autrice brontolona!» ridacchia, prendendomi sottobraccio.
Ce ne andiamo così, avvolti dalla luce della Luna, lasciandoci dietro un mistero che forse non verrà mai risolto e portando nel cuore la voglia di vivere ancora nuove avventure.
Francesca Rossi
lunedì 13 ottobre 2014

Presentazione "Livia e Laura" di Francesca Rossi

Buonasera a tutti. Eccomi a presentare un nuovo romanzo storico della Collana "InTempo" in uscita il 23 ottobre 2014 intitolato "Livia e Laura" scritto da Francesca Rossi.
Titolo: Livia e Laura
Francesca Rossi
COLLANA: InTempo [23 OTTOBRE 2014!]
GENERE: Storico, Noir
PREZZO: € 3. 90
PAGINE: 250
ANNO: 2014
ISBN Kindle: 978-88-98769-37-7
ISBN ePub: 978-88-98769-38-4

Palermo, anni Cinquanta. La giovane contessa Livia Altamura vive con il padre, uomo che pretende di avere il controllo assoluto sulla vita di sua figlia e, sistematicamente, quasi traendone un piacere perverso, si diverte a soffocarne ogni aspirazione, perfino quella di diventare medico.
Livia, seppur oppressa da questa situazione, non ha il coraggio di sottrarsi all’autorità paterna, dilaniata dal desiderio di indipendenza e dal dovere di assecondare le convenzioni sociali. Il senso di inadeguatezza che l’attanaglia trova conforto nel ricordo, sempre vivido, della voce di sua madre, morta quando lei era molto piccola e dei versi del poemetto dedicato alla Baronessa di Carini, che la donna le cantava per farla addormentare.
Per Livia il passato è avvolto in una nebbia fitta e oscura che nessuno, inspiegabilmente, vuole aiutarla a dissipare, mentre il futuro sembra già scritto negli imperscrutabili disegni di don Enrico Altamura.
Una sera, però, la vita della ragazza ha una svolta inaspettata e sorprendente. Durante una gita tra amici al castello di Carini, le sembra di scorgere in uno specchio l’immagine di una mano insanguinata e di una giovane donna che tenta di lanciarle un misterioso messaggio.
A chi appartiene quel viso pallido e spaventato? Potrebbe trattarsi del fantasma della baronessa Laura Lanza che, secondo le leggende, vagherebbe ancora nel castello dopo il suo cruento assassinio? Angosciata dal dubbio che la strana apparizione non sia il frutto della sua immaginazione, Livia decide di approfondire la storia di Laura, unico legame con la madre sopravvissuto al tempo e all’ostracismo del padre.
Da quel momento le vite delle due nobildonne si intrecciano, sovrapponendosi a dispetto dei secoli che le separano, in bilico tra amori impossibili e matrimoni imposti, sogni e doveri, verità e inganni, tradimenti e oscuri silenzi che raggiungono il culmine nel colpo di scena finale.
Alla storia fa da sfondo una Palermo sospesa tra il passato e il presente, dove la luce lascia distinguere i contorni accennati di leggendarie ombre che non hanno mai smesso di manovrare i fili del potere in Sicilia. Le ombre occulte dei Beati Paoli.


FRANCESCA ROSSI
 Nasce a Roma e da sempre coltiva una grande passione per la lettura, la scrittura, il mondo arabo e i viaggi. Dopo la laurea in Lingue e Civiltà Orientali a La Sapienza, si trasferisce per un periodo ad Alessandria d’Egitto, per approfondire lo studio della lingua araba e della cultura arabo-islamica. Si è da poco specializzata nel corso di Lingue e Civiltà Orientali a La Sapienza. È convinta che lo studio della Storia e la conoscenza dei temi d’attualità possano aiutarci ad avere una maggiore consapevolezza di noi stessi, del mondo che ci circonda e del nostro futuro.
Non ama le etichette né le convenzioni e i suoi miti sono le grandi viaggiatrici come Alexandra David Néel e Gertrude Bell, o gli scrittori come Nagib Mahfouz ed Emilio Salgari. Ha creato e gestisce il blog dedicato al mondo arabo-islamico “La Mano di Fatima”, il sito dell’eroina francese Angelica la Marchesa degli Angeli e il blog dedicato alle donne che hanno fatto la Storia “Divine Ribelli”.
sabato 12 aprile 2014

Recensione "Il Palazzo d'Inverno" di Francesca Rossi

Il Palazzo d'Inverno 
Francesca Rossi
Prezzo Kindle: EUR 2,05
Casa editrice La mela Avvelenata
Sinossi Pietrogrado 1917. L’incendio rivoluzionario che sta per sconvolgere la Russia è ormai divampato nelle città principali e l’antica residenza degli zar, ormai sede del governo provvisorio, ma anche memoria di un passato non ancora tramontato, rappresenta l’ultimo baluardo da conquistare per accedere a un futuro fatto di incognite tutte da risolvere. Il 25 ottobre (calendario giuliano), data fatidica dell’assedio al Palazzo d’Inverno, si intrecciano i destini della Storia, ma anche quelli di un uomo e una donna che non avrebbero dovuto incontrarsi. Elena, infelice nobildonna tradita da tutti gli uomini che ha amato e Dimitri, un bolscevico fiero degli ideali su cui ha costruito la sua intera esistenza, lei acqua che scivola sulle rocce della tradizione aristocratica, lui fuoco che arde fiero per distruggere un’epoca di disuguaglianze e privilegi. Le loro due anime così diverse si scontrano nei giorni dell’odio e della rivolta, su sponde opposte, per caso, tra i marmi e gli arazzi di una villa saccheggiata. Tra loro solo un desolante abisso fatto di differenze sociali e culturali in apparenza incolmabili. A farli incontrare sono due simboli del passato, un uovo Fabergé e un carteggio che non deve finire nelle mani sbagliate. A tenerli uniti, loro malgrado, un sentimento che non può e non deve nascere, negato, soffocato dal dovere e dagli ideali e destinato a non vedere l’alba del cambiamento. Elena e Dimitri sono gli emblemi di due mondi inconciliabili, le due facce della rivoluzione, ma anche la personificazione di una Russia immensa, non sempre decifrabile in cui bene e male si confondono ai piedi della Storia, madre degli uomini che con una mano accarezza il passato, con l’altra afferra il futuro.

Il Palazzo d'inverno è un romanzo, affascinante e intenso.
San Pietroburgo è in piena rivoluzione russa. La guerra avvolge le strade, il sangue scorre nelle vie e nelle case invase dalla violenza e dall'odio. 
Spicca in questo libro, una bellissima storia d'amore tra due personaggi forti e determinati. 
Elena è una nobildonna cacciata dal Palazzo d'inverno dai bolscevichi, il popolo che si ribella allo Zar.  Dimitri è un giovane bolscevico che un giorno entrando nel palazzo, trova delle bellissime lettere d'amore scritte da Elena al suo amante. 
Il giovane colpito dalla vita della donna, inizia a provare dei forti sentimenti verso di lei pur non conoscendola. Dopo diverso tempo, Elena rientra nel suo castello segretamente e incontrerà per caso proprio Dimitri e da li nascerà un'amore a prima vista fatto di passione e segreti. 

Un romanzo che si sviluppa tra il passato e il presente. Una storia cruda, spietata con un risvolto romantico piena di suspance e di forte impatto. 
Avvincente fino alla fine, un buon libro con una trama e i personaggi ottimi. Storia originale e coinvolgente. Il fatto che tutto, o quasi,  è incastrato in una semplice lettera e in segreti nascosti, passionali, da un pizzico di mistero a questa bellissima storia che ti tiene incollata allo schermo con palpitazione. Ho già letto diverse opere dell'autrice e ogni volta mi sorprende con la sua capacità  di trasmettere emozioni. 
Stile ottimo, efficace e fantasioso. Storia mai banale che riesce a toccare le emozioni più diverse e a tenere la tensione sempre alta. Un romanzo che non si dimentica e che ti fa riflettere sugli aspetti più veri e profondi della nostra coscienza. 
Consigliatissimo.
sabato 21 dicembre 2013

Intervista con Asia Francesca Rossi

Ciao buon sabato a tutti. Oggi per l'angolo delle interviste, abbiamo ospite Asia Francesca Rossi autrice di "La Spada di Allah" per La Mela Avvelenata, “Meknès” la saga edita da Lite Editions. A gennaio uscirà una nuova opera "Il Palazzo d'Inverno" sempre per la Mela Avvelenata.
Ringraziamo Asia per la sua disponibilità e ora via con l'intervista.

1) Ciao Francesca, innanzitutto, benvenuta nel mio blog e grazie per avere acconsentito di fare un’intervista con me. Parlaci un po’ di te. Chi è Francesca Rossi? 
Grazie a te per avermi invitato. Sono nata a Roma nel 1984 e mi sono laureata in Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza, (curriculum di lingua e letteratura araba), dove ora sto per terminare la specializzazione. A quanto dicono sono una persona piuttosto testarda e ottimista. Mi piace scoprire il lato positivo delle cose, impegnarmi, fare un passo alla volta giorno per giorno, credere in ciò che faccio anche quando ci sono i fallimenti, inevitabili nelle nostre vite. Penso che ogni delusione sia, al pari di ogni gioia, un mattone della nostra esistenza che costruiamo attimo per attimo, non certo un’umiliazione. Al contrario: è consapevolezza che ci dovrebbe sempre scuotere e spingere a dare il meglio.
  
2) Com’è nata la tua passione per la scrittura? Ho letto che hai iniziato come Blogger.
Ho iniziato a diciotto anni con il sito dedicato all’eroina francese Angelica Marchesa degli Angeli (Posso farmi pubblicità molto poco occulta? http://digilander.libero.it/songlian). Nel frattempo continuavo gli studi poi, un paio di anni fa ho iniziato a collaborare per vari blog, recensendo libri di autori arabi (e non solo) e ho fondato i miei due blog: La Mano di Fatima (www.lamanodifatima.blogspot.it) dedicato al mondo arabo-islamico e Divine Ribelli (www.divineribelli.blogspot.it) dedicato alle grandi donne della Storia. Devo dire, però, che la passione per la scrittura l’ho sempre avuta, è nata con me, fa davvero parte della mia personalità. Scrivo tutti i giorni, è diventato normale e, nello stesso tempo, indispensabile. E’ un po’ come nello sport: devi allenarti giorno dopo giorno per migliorare e non finisci mai di imparare, ma pian piano l’esercizio diventa parte di te, ti “fondi” quasi con ciò che fai, mantenendo l’atteggiamento umile di chi ascolta i consigli giusti e prova a metterli in pratica. 

3) Sei autrice della saga di Meknès. Ti va di parlarci di questa saga?
“Meknès” è una saga edita da Lite Editions e composta da quattro racconti ambientati alla corte di Moulay Ismail, il Principe dei Credenti nel Marocco del Seicento. E’ la storiaa di Leila, addestrata per entrare nell’harem del sultano. La giovane cresce nel culto di quest’uomo potente ma, allo stesso tempo, rigido e inflessibile. Diventa la sua favorita, persino sua consigliera, ma dovrà guardarsi dagli intrighi, dai complotti e dai falsi amici invidiosi delle attenzioni che il monarca le riserva. Scopre la minaccia dell’odio e il potere del vero amore, ma anche che la vita non è mai come uno se l’aspetta e ciò che si crede immutabile può cambiare di colpo.
  
4) Mesi fa, è uscito per La Mela Avvelenata, "La spada di Allah ". Com’è nata l’idea di questo romanzo? (che io ho letto e l’ho trovato bellissimo).
Grazie mille! Alexia Bianchini ha avuto l’idea di raccogliere in una antologia dei racconti ucronici, cioè narrazioni in cui veniva cambiato l’esito di importanti fatti storici. Da tempo volevo affrontare l’argomento dell’assedio di Vienna del 1683, in parte dimenticato, sebbene non dagli studiosi. E’ stata una di quelle battaglie che avrebbero potuto cambiare le sorti del mondo, con due eserciti pronti a tutto e ben addestrati a combattere fino a morire.

5) In "La spada di Allah", è uno specie di “sliding doors” dove si ipotizza cosa sarebbe successo se l’Impero Ottomano avesse conquistato Vienna. Come mai hai inserito elementi Fantasy? 
L’elemento fantasy dipendeva proprio dal taglio stilistico dato all’antologia e nel mio caso molte delle peculiarità fantastiche del racconto, come l’homunculus per esempio, sono legate all’alchimia, argomento che mi ha sempre interessato moltissimo.

6) E tra tutti i personaggi c’è né uno cui sei più legata? Perché?
Sono tutti “figli miei”, ma amo molto Abdallah, la sua onestà, il suo senso dell’onore e del dovere, anche i suoi sbagli, le debolezze che lo hanno reso più umano. Non un eroe senza macchia e senza paura, ma un uomo che cerca la consapevolezza, che si evolve proprio grazie ai fallimenti, che crea se stesso anche quando tutto sembra andargli contro.

7) Come mai questa passione per il mondo arabo-islamico? 
Non lo so. E’ nata con me insieme alla passione per la scrittura, credo. Ricordo che, quando ero molto piccola, mia madre mi faceva vedere film come “Lawrence d’Arabia” o “Sahara” (quello del 1983) e “Angelica la Marchesa degli Angeli” perché piacevano tantissimo anche a lei. Chissà, forse questo amore per il mondo arabo islamico è nato lì, ma tendo a credere che ci fosse già, in me, qualcosa di “modificabile” in questo senso; come se si fosse aperto il vaso di Pandora e, invece dei mali, fossero uscite le passioni. I film, le storie erano la chiave per aprire un mondo che già esisteva dentro me, ma io ero troppo piccola per rendermene conto.

8) Oltre alla scrittura, hai altri interessi?
Sì, molti. Mi piace leggere, da tre anni studio danza del ventre (guarda caso ), ho il “pallino” dell’apprendimento di nuove lingue, collezionare monete e francobolli, poi c’è la musica, il cinema, il teatro. Sono una curiosa di natura, ogni occasione è buona per imparare e anche divertirsi, perché non ho mai considerato noioso l’apprendimento.
  
9) Che cosa pensi dell’editoria italiana? Ti capita di leggere libri di esordienti? Che genere ti piace?
L’editoria italiana, come gli esseri umani, ha lati buoni e lati oscuri. Bisogna saper scegliere, ma di libri di qualità ce ne sono molti e mi auguro ce ne siano sempre di più. La scelta va fatta soprattutto in base agli interessi e ai gusti personali. Dovremmo avere grande cura di noi stessi non solo dal punto di vista fisico, ma anche culturale, perché la nostra personalità si alimenta anche con i libri, la buona musica, con l’arte insomma. Ci vuole tempo e pazienza, è un processo in continua evoluzione. Da questo punto di vista non si dovrebbero avere limiti; io leggo sia autori affermati che esordienti e non ho un genere preferito. Leggo di tutto, l’importante è che la storia mi lasci qualcosa  su cui riflettere, che mi serva per crescere.

10) Hai qualche autore e libro preferito? 
Sono tanti sia gli autori che i libri preferiti. Però Nagib Mahfouz ha un posto speciale nel mio cuore, per le sue storie accattivanti e vere, il suo stile inimitabile e inconfondibile, limpido e cadenzato come i passi decisi degli Arabi nel deserto. Da leggere.

11) So’ che tra poco collaborerai con una rivista On Line che nascerà a Settembre, dove avrò una piccola rubrica anch’io. Altri progetti? Qualcosa in uscita? 
Ci sono parecchi progetti in vista, alcuni in collaborazione con la strepitosa Anna Grieco, altri in cui sarò solo io. Per ora è uscito il prequel del mio romanzo “La Presa del Potere”, scaricabile gratuitamente dal sito della Mela Avvelenata, mentre il romanzo “Il Palazzo d’Inverno” uscirà il 10 gennaio. Sto lavorando ad altre opere tra cui “Alamut”, sulla setta degli Assassini. Presto potrò dire di più.
 
12) Termino con un grazie di cuore per la tua disponibilità. Spero di leggere presto altro di te e di fare un’altra piacevole chiacchierata. In bocca al lupo per le nuove sfide e a presto.
Grazie a te per l’intervista e il tempo che mi hai dedicato 

Una citazione per descrivere l’instancabile Francesca:

“C'è un solo modo di dimenticare il tempo: impiegarlo”. Charles Baudelaire


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