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mercoledì 19 novembre 2014

Recensione "La stella e i sogni di Pan" di Antonio Aschiarolo


Titolo "La stella e i sogni di Pan"
Genere: favola per adolescenti/adulti
Casa editrice: self publishing
Pagine: 10
Prezzo: 0,99 euro
Formato: ebook / mobi
Isbn: 9788868856144
Lingua: italiano
La favola è presente in tutti gli store online (Amazon, LaFeltrinelli, InMondadori, Rizzoli, ecc.) e su Google Play
Trama: L’atmosfera idilliaca della favola investe di emozioni l’animo del lettore attraverso il messaggio che vuole trasmettere.
La trama si articola in un filone estetico in cui risalta l’originalità del finale, toccante e commovente. 
Scritto in toni creativi, il racconto appassiona per il sentimentalismo, le descrizioni fantastiche e la liricità dei personaggi.
Come può l'incontro di una stella con uno gnomo indirizzare le scelte di quest'ultimo? Lo gnomo vedrà esauditi i suoi sogni fino a rendersi conto che la bellezza si trova tra le mura del propria identità.

Ebook pubblicati: il romanzo "La rinascita di Hans"; la favola "La stella e i sogni di Pan"; raccolta di poesie "Graffiti di silenzio"

Sono letteralmente amante di queste favole vestite dal cuore di novella.
Una fiaba per grandi e piccini che nonostante la sua brevità mi ha fatto innamorare subito, visto che adoro trovare nei libri un linguaggio poetico e pieno di sensibilità: una trama quasi pervasa di 'panismo' che fa tornare bambino il lettore più grande e lo fa immedesimare nella natura circostante e nel protagonista di questa storia.

La storia di Pan, un piccolo gnomo che non si accontenta della sua natura di folletto del bosco, ma incontrando una stella di nome Metis, cercherà di esaudire ogni tipo di desiderio che ha sempre conservato nel suo cuore. Così Pan baciando un seme magico, donatogli dalla stella del cielo, riuscirà a trasformarsi prima in cicogna, poi in un arcobaleno e infine in ciliegio, ma soltanto la morale di questa storia riuscirà a portare allo gnomo il messaggio di un'importante morale di vita.
Mi ha sorpreso molto lo stile di scrittura molto dolce e raffinato che arriva da una penna maschile, ma questo onora ancora di più l'autore.

Un linguaggio in parte difficoltoso da leggere ai più piccini, ma il suo lato sognante deve spingere ogni tipo di lettore a non rinunciare alla lettura di una splendida novella, che può insegnare tanto a tutti. Ho trovato il finale davvero profondo e autentico.
Ho messo solo quattro stelline e mezzo, perché avrei voluto che questa storia fosse più lunga.

Consiglio questa lettura a chi adora da sempre un genere letterario che sembra andare a perdersi nel tempo, ma che dovrebbe essere conservato preziosamente.
 e MEZZO
martedì 18 novembre 2014

Presentazione "Calista Battaglia... tutta colpa del rock" dfi Lucia Potacqui

Ciao a tutti vi presento un nuovo romanzo Calista Battaglia... tutta colpa del rock
Lucia Potacqui
Calista Battaglia... tutta colpa del rock
Lucia Potacqui
Link pagina facebook: Facebook
Link acquisti : 
Itunes
Sinossi
Essere la manager di una casa discografica nel cuore di Manhattan richiede abilità. Trovare una band capace di risvegliare il vecchio rock esige tenacia. Tagliare i ponti con il passato e riacquistare fiducia nella vita è molto complicato. Frequentare un uomo per motivi diversi dal lavoro è inconcepibile.
Non c'è niente di semplice nella vita di Calista Battaglia, introversa, misurata, razionale. Cerca di tenere tutto sotto controllo, ma la vita non è mai prevedibile ed è sempre pronta a mischiare le carte in tavola. Così un ambizioso progetto di lavoro trasforma la sua routine in un susseguirsi di imprevisti che la portano a misurarsi di nuovo con le emozioni e a mettere in gioco i propri sentimenti.
Sospesa tra la voglia di guardare avanti e la paura di restare ancorata al passato riuscirà a portare avanti il suo progetto musicale e a credere di nuovo nell'amore? In ogni caso sarà tutta "colpa" del rock!

Spiegazione del libro

Il mio romanzo racconta una storia di rinascita. Calista è una donna che nasconde i fantasmi del passato perché l'hanno ferita profondamente. Le uniche cose a cui da importanza sono il lavoro e la musica.
E' proprio grazie alla musica che incontra un uomo dal quale suo malgrado rimane colpita. Non si lascerà coinvolgere facilmente, ma pian piano i sentimenti torneranno a riempire la sua vita. Così la sua nuova storia d'amore cresce parallelamente al suo progetto di ricreare una nuova band rock. Ci saranno però imprevisti e il passato che tornerà a chiedere il conto. Ed infine c'è tanta musica rock che accompagna questa storia. Buona lettura.

Sesta tappa BlogTour "Livia e Laura" di Francesca Rossi

Ciao a tutti, eccomi a presentare la sesta  tappa del Blogtour promozionale indetto dall'Autrice Fran
cesca Rossi per promuovere il suo romanzo storico: "Livia e Laura" edito dalla Genesis Publishing. La nostra tappa sarà dedicata ai luoghi del romanzo.
Regolamento: per partecipare al blogtour e vincere l'ebook del romanzo è necessario mettere il like alla pagina fb dell'autrice: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice e commentare almeno tre tappe del blogtour. 
Il vincitore verrà estratto tra coloro che avranno seguito le istruzioni. Date, argomenti e blog partecipanti: 

 30 ottobre, The Bibliophile Girl - La Sicilia misteriosa: il giallo irrisolto della Baronessa di Carini tra Storia e leggenda. 
 4 novembre, Books Hunters - Il mistero dei Beati Paoli e la presunta origine storica della mafia. 6 novembre, Francesca Rossi Autrice - Il mondo di Luigi Natoli 
 11 novembre, Genesis Publishing - La Sicilia tra Islam e Cristianesimo 
 13 novembre, Angolo delle Topiii - Vittime dell'onore: matrimoni combinati e matrimoni riparatori in Italia.
18 novembre, Il Rumore dei Libri - I luoghi del romanzo: Palermo e Carini. 
 20 novembre, Romance and Fantasy for Cosmopolitan Girl - L'arte dei cantastorie tra musica e dialetto, tradizione e modernità. 
 25 novembre, Le Passioni di Brully - interviste impossibili ai personaggi.

Blogtour sesta tappa: I luoghi del romanzo. Palermo e Carini

«Andrea, non potresti rallentare per favore?» chiedo al mio personaggio con una certa apprensione. La macchina sfreccia per le vie di Palermo ma Andrea, imperturbabile come sempre, continua a guidare come se non avesse sentito niente.
«Ammira il Cassaro» sbotta dopo un po’ con la solita aria da anfitrione, lui, l’archeologo provetto e sempre ottimista del mio romanzo.
Mi volto e osservo la strada più antica di Palermo, oggi Corso Vittorio Emanuele. Il sole sta tramontando e le ultime luci si riverberano sull’asfalto che, in maniera quasi impercettibile, digrada verso il mare.
«E’ una strada tutta dritta, già esistente al tempo dei Fenici» mi rivela Andrea.
«Sì e il nome deriva dall’arabo qasr, poiché furono gli Arabi a fortificare questa zona» rispondo, aggrappandomi preoccupata al bracciolo della portiera.
«Tranquilla» mi deride il mio accompagnatore. «Ah! Guarda la cattedrale della Santa Maria Vergine Assunta!» grida.
Mi giro di scatto verso l’imponente costruzione modificata più volte nel tempo, superba, magnifico simbolo della Cristianità.
«Sai che durante la dominazione araba venne convertita in moschea?» chiedo al mio amico.
«Certo che lo so» sussurra piccato. «Con i Normanni, però, tornò alle sue origini cristiane».
«Va bene, sei preparatissimo, ma ora rallenta» lo prego.
«Non hai nulla da temere» tenta di rassicurarmi, invano, Andrea.
«Sarà» balbetto, mentre lui scoppia a ridere di gusto.
«Qui tutto parla della conquista araba. Anche il Cassaro, se ci pensi, era già allora l’asse principale che tagliava in due una città arabizzata e islamizzata» continua, scandendo bene le parole.
«Chissà come doveva apparire dal vivo questa strada, quando erano gli Arabi a possedere il controllo dell’isola» chiedo a voce bassa, quasi parlando con me stessa.
Andrea sospira: «Hai detto bene. Possedere… Di questo è fatta la storia degli uomini. Conquista, possesso, amore, odio, vita e morte. Non c’è scampo a quanto pare».
«Ti sento particolarmente filosofico oggi» lo stuzzico.
Mi sorride e cambia argomento: «Meglio andare al Conservatorio».
«Un luogo molto caro a Livia» dichiaro facendo riferimento alla protagonista del romanzo.
«Sì, Livia adora la musica, benché il suo sogno sia da sempre la medicina» precisa, allegro, il mio interlocutore.
«Ehm… Andrè, il semaforo è rosso» lo avverto preoccupata.
«Tranquilla devi stare!» mi rimprovera. «Mi stavo già fermando. Ecco qua!» esclama frenando con vigore.
«Sarà» ripeto sempre meno convinta, i suoi occhi che mi fissano con finta disapprovazione.
Finalmente giungiamo vivi (mi preme sottolineare quest’ultimo dettaglio) al Conservatorio Bellini di Palermo, un edificio alto, antico, dall’aspetto massiccio e imponente, benché il colore chiaro riesca, in parte, a snellirne la figura.
«Un luogo pieno di note e melodie» dico sognante.
«Fu il viceré Conte De Castro a istituirlo tra il 1617 e il 1618, proprio vicino alla chiesa della Santissima Annunziata» spiega Andrea.
«Purtroppo non è rimasto molto di questa chiesa» mi rammarico, l’automobile che sembra volare sull’asfalto.
«Be’ non so se lo sai» soggiunge il giovane «ma fu il celebre Barone Pietro Pisani a riportarlo all’antico splendore nel 1833, quando ne divenne amministratore».
«Un personaggio particolare, il barone Pisani. Non dovremmo dimenticarlo» annuisco, gli occhi puntati sull’elegante portone principale.
«Sì, ma ora non abbiamo tempo per parlare di lui» esclama Andrea svoltando all’improvviso.
«Ehi! Io volevo entrare nel Conservatorio!» mi arrabbio.
«No, no, ora non c’è tempo!» mi contraddice.
«Sei peggio del Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie» scuoto la testa, rassegnata.
«Dobbiamo andare a Carini. Devo mostrarti una cosa» mi fa l’occhiolino e, a quel punto, comincio davvero a preoccuparmi.
«Sono già stata a Carini. Per ben due volte con Livia».
«Uff sai che divertimento» sbuffa il mio interlocutore. «Avrete di certo parlato di donne e della Baronessa, mentre io voglio farti un altro discorsetto» sogghigna.
Piuttosto inquieta mi volto verso di lui: «Non è che vuoi parlarmi di trabeazioni e volte a crociera, vero?».
Silenzio.
«Vero?» chiedo ancora più angosciata, conoscendo fin troppo bene la sua passione per l’arte e l’architettura.
L’ostentato mutismo e quel sorrisetto sardonico stampato sulla faccia non promettono nulla di buono. Attraversiamo Palermo, le strade ancora affollate nonostante sia, ormai, quasi buio; la brezza fresca, profumata di limoni e mare, ci conduce fuori dalla città, tra alberi secoli e una vegetazione lussureggiante che risplende sotto i raggi lunari.
«Tornerai in Sicilia?» chiede Andrea curioso.
«Certo!» esclamo sicura.
«Intendo… tornerai qui con la fantasia a far vivere nuovi personaggi e nuove storie?» insiste.
«Sì, lo farò. E’ una promessa» sorrido affettuosamente al mio Andrea, che così tanto ha di me.
«Eccoci, siamo arrivati» annuncia dopo un bel po’ di tempo trascorso tra amichevoli chiacchiere e silenzi complici.
«Ho capito, vuoi mostrarmi le iscrizioni in latino del castello e magari anche gli stemmi nobiliari» tiro a indovinare.
«No. A esser sincero voglio mostrati un’altra cosa» confessa con aria maliziosa. «Per vedere bene tutta la Sicilia, o anche solo Palermo, uno si deve prendere l’aspettativa dal lavoro! Sono tantissime le meraviglie da scoprire. Noi, stavolta, dobbiamo accontentarci di pochi, ma fondamentali dettagli».
«Quindi non siamo qui né per i leoni rampanti dei Lanza né per la gru dei La Grua?» domando di nuovo, confusa.
«Niente stemmi». Andrea scuote con vigore la testa piena di capelli rigorosamente impomatati. «Ci interessa la torre principale, verso l’ala Ovest. Alza gli occhietti belli e capirai perché» scherza, sollevandomi con delicatezza il mento verso l’alto.
Il castello, illuminato a giorno, si staglia davanti a noi in tutta la sua fiera bellezza. I miei occhi scivolano sulle linee nette, decise, fino a incrociare, nell’ultima mensola della torre, la magnifica scultura di una mano.
«Una coincidenza» affermo, il pensiero lontano, alla triste sorte della Baronessa di Carini e all’impronta delle sue dita insanguinate sul muro che le sbarrò la via verso la salvezza.
«Così pare» ribatte Andrea. «Gli studiosi sostengono che si tratti di una scultura precedente alla morte di Laura Lanza. Ancora oggi, però, nessuno ha davvero capito quale sia il vero significato di quella mano».
«Un talismano arabo, o magari ebraico?» suggerisco, riferendomi alla famosa khamsa.
«Possibile. Del resto il castello è stato fondato tra l’XI e il XIII secolo su un edificio arabo di epoca anteriore. Ci sono ancora le rovine».
«Può darsi» annuisco «Oppure è stato un artista che ha voluto scolpire la mano che costruì il castello» ipotizzo ancora.
«Un enigma interessante. Temo, purtroppo, che non lo risolveremo stasera. E’ ora di tornare» si rammarica Andrea scrutando la notte senza fine intorno a Carini.
«Già. Ci conviene avviarci. Mi raccomando però» lo ammonisco. «Vedi di riportarmi a Palermo tutta intera».
«Agli ordini, autrice brontolona!» ridacchia, prendendomi sottobraccio.
Ce ne andiamo così, avvolti dalla luce della Luna, lasciandoci dietro un mistero che forse non verrà mai risolto e portando nel cuore la voglia di vivere ancora nuove avventure.
Francesca Rossi
lunedì 17 novembre 2014

Recensione "Rave Z. 149" di Massimiliano Zona Braccini

 
Rave Z. 149
Massimiliano Zona Braccini   
Pagine: 288
Prezzo: € 15,00
ISBN: 978-88-96895-91-7

Un’atmosfera surreale. Una Metropoli.Una Zona, la 149.

La morte per overdose di un ragazzo e l’impegno dei suoi amici per organizzare un party.
Il suo party. Droga, sesso e vita da strada di un gruppo di ragazzi nella periferia più estrema.
Ciao a tutti vi presento un nuovo libro . Una sorta di viaggio senza fine nella realtà della droga, sesso e party Rave Z. 149


RECENSIONE A CURA DI VITTORIO DE AGRO' PER IL RUMORE DEI LIBRI

L’Italia è un paese per vecchi?Probabilmente si, siamo sicuramente un popolo contraddittorio e complesso oscillando costantemente tra conservatorismo e trasgressione. Siamo la capitale del cattolicesimo eppure siamo latitanti la domenica in chiesa e dilaga l’ateismo e la ricerca di fedi alternative e soddisfacenti per la nostra anima

Il Parlamento ha approvato qualche anno fa la legge Giovanardi stabilendo un giro di vite sull’uso delle droghe inasprendo le pene per l’uso e spaccio e nello stesso tempo il consumo nelle nostre città è aumentato a dismisura.

Sono un giovane anziano e pure bigotto, confesso di non aver mai fumato uno spinello essendo già eccitato e nevrotico di natura e non ho mai avuto bisogno di aiuti esterni per esserlo maggiormente.

Eppure la droga attira, piace e vene consumata in tutti gli strati sociali da sempre.

Cocaina, eroina, LSD, cannabis sono diventate nelle feste, raduni e incontri gli indispensabili strumenti per rompere il muro di incomunicabilità che esiste tra le persone e così da poter avere una qualche cosa da condividere.

Perché si sente il bisogno di drogarsi? Quale è il mondo in cui vivono i tossicodipendenti? Come passano le loro giornate?

Massimiliano Zona Braccini con il suo “Rave Z 149” accompagna il lettore in un mondo sconosciuto a molti, dove la legalità è un optional e in cui i protagonisti di questa storia vivono alla giornata pensando solo a drogarsi alla ricerca di emozioni senza avere alcun pensiero o desiderio di costruirsi un futuro stabile.

Mentre mi addentravo nella lettura di “Rave Z 149” la mia mente da teledipendente e cinefilo evocava alternativamente immagini de“I ragazzi del muretto”(telefilm italiano degli anni 90) e il film cult“Trainspotting”di Danny Boyle. Due prodotti molto differenti tra loro, ma che per diversi motivi hanno avuto un grande successo di pubblico.

“Rave Z 149” inizia in maniera cupa con la tragica morte in macchina per overdose di un ragazzo che scopriremo poi chiamarsi Brian e poi prosegue nella zona 149 di un non specificata metropoli dove vivono un gruppo di giovani amici che passano le loro giornate al bar di Jimmy a bere e drogarsi.

Il lettore in rapida sequenza conosce:Psycho detto”il nonno”, Demo, Leila, Consuelo, Andrè, Ernest e Johnny, ragazzi senza una famiglia alle spalle, già adulti senza aver assaporato l’ingenua e leggera adolescenza.

Il bar è il loro” muretto” dove possono confrontarsi e aiutarsi a vicenda, ma anche dove possono progettare nuovi piani per ottenere illeciti guadagni attraverso la vendita delle droghe(Brown e stringhe) di cui sono anche i primi beneficiari.

Demo per onorare la memoria dell’amico Brian decide di organizzare con gli altri ragazzi una grande Rave nella 149 con il solo obiettivo di far “sballare” i partecipanti il più a lungo possibile.

Braccini utilizza uno stile semplice e diretto sforzandosi di usare un linguaggio giovanile e nello stesso tempo “tecnico”per descrivere l’ambiente in cui si muovono i protagonisti, ma il risultato non convince completamente. Pur essendo ben scritto, il testo ha un ritmo abbastanza monocorde, senza avere particolari guizzi creativi, determinando così un pathos narrativo nel complesso scontato e prevedibile.

Se l’idea di raccontare il quotidiano di un mondo fatto di illegalità ed eccessi è di per sé forte ed interessante spingendo il lettore ad evocare la trasgressione di Trainspotting, nello sviluppo della trama le aspettative si spengono lentamente non riuscendo il romanzo ad a far scattare il quid emotivo tra i protagonisti e il lettore.

La descrizione dell’ambiente e soprattutto dell’atmosfera sono appena accennati come magari meritavano un maggiore approfondimento i caratteri e le personalità dei protagonisti che sulla carta presentando delle buone potenzialità.

“Rave Z 149”ha buone potenzialità anche se solo in parte sfruttate e con il finale aperto se da una parte ci prepara a nuove avventure per nostri protagonisti dall’altra invita a sperare che anche per chi ha scelto di vivere una vita estrema e senza regole esiste la possibilità di credere in un futuro diverso e di far parte di una famiglia anche se non proprio tradizionale.

Recensione "Scheele" di Veronica Riga

Titolo: Scheele
Autore: Veronica Riga
Editore: Lettere Animate
Prezzo: € 1.49 (ebook)
Pagine: 169 p.
Genere: Romanzo
Sottogenere: Distopico
Anno di pubblicazione: 2014
Link acquisto libro: Amazon 
Trama
Dopo il grande disastro ambientale che ha lasciato il nostro mondo in balia dell’inquinamento, la popolazione rimasta si è raggruppata e suddivisa in quattro grandi metropoli, che la Società ha rinominato “Cerchi”, consacrate ognuna a differenti livelli di abilità e intelligenza. Emmaline ha sedici anni, e come tutti gli adolescenti della sua età prossimi al finire gli studi, sta per affrontare l’Assegnazione, il test che le dirà se potrà restare nel suo Cerchio natale o se dovrà lasciarlo in favore di un altro. Mentre aspetta l’esito dell’esame, però, un cortocircuito genera un incendio e interrompe la sua valutazione, costringendola a tornare a casa senza esito. La delusione del dover attendere altri due mesi per essere assegnata viene presto sostituita dalle preoccupazioni che gli porta Aran, un giovane ribelle del Quarto Cerchio che Emma sorprende a rubare a casa della sua migliore amica. Aran è sfacciato, testardo e completamente diverso da tutti i ragazzi della sua età, ma non solo. Sembra essere a conoscenza dei motivi che si celano dietro gli strani incendi sviluppati nelle sedi dei Cerchi durante i test d’Assegnazione. Spinta dalla curiosità di saperne di più, Emma finirà con l’avvicinarsi maggiormente al misterioso ragazzo e a un segreto che la Società sta tenendo nascosto a tutta la popolazione…
RECENSIONE A CURA DI FRANCESCA GHIRIBELLI PER IL RUMORE DEI LIBRI

Ho trovato qualche piccola vaga rassomiglianza in questa trama distopica con il romanzo 'The Giver' di Lois Lowry, ma leggendolo attentamente in modo completo, si nota soltanto un lontano sentore in confronto al grande romanzo di successo.
Devo dire che l'autrice, però mi ha incuriosito e affascinato con questa sua nuova idea di storia ben costruita e fornita di personaggi abbastanza affascinanti.
In fondo, i veri protagonisti sono due, ma intorno si racchiudono altre figure secondarie essenziali per lo svolgersi della vicenda.
Mi è piaciuto molto il tutto, perché non manca la fragilità femminile di Emmaline, la quale grazie alla sua nuova avventura riesce a maturare e a trovare il coraggio per andare contro alla sua ordinata e soltanto apparentemente perfetta Società; si incontrano anche la simpatia e il carattere forte della migliore amica di Emma, la timidezza e la personalità posata di un ragazzo albino di nome Ben, i due genitori di Emma sempre così inclini a rispettare fedelmente le regole della Cupola, ma soprattutto il lato affascinante, misterioso e intrepido di Aran, che con i suoi occhioni blu farebbe innamorare qualsiasi lettrice.
Durante la lettura non mancheranno colpi di scena, che donano ad un tratto un po' di genere spionistico alla vicenda, il tutto mixato con quella vena distopica intelligentemente studiata dalla scrittrice.
Il sentimento che nasce dal cuore di Emma per Aran, le permetterà di aprire gli occhi e andare contro a ciò a cui ha sempre fermamente creduto.
Il suo obiettivo è quello di riuscire a soli sedici anni ad avere la tanto agognata Assegnazione per diventare una famosa botanica, come il padre.
E sarà proprio suo padre ad avere un ruolo determinante alla fine della storia e a capovolgere le redini dei principi, in cui la figlia ha sempre creduto.

Mi è piaciuto il fatto che per quanto possa essere distopia romanzesca, ci sono alcuni aspetti che la rassomigliano alla nostra realtà, soprattutto per come la Società anche se suddivisa in Quattro Cerchi, alla fine mandi avanti solamente le persone più agiate grazie a preziose raccomandazioni.
Si nota quando Emma sarà ospitata ad un seminario della Green Air, ancor prima di essere stata assegnata, proprio perché figlia di un grande studioso botanico.
Ma sarà proprio questa grande serra di proprietà della Scheele Corporation a celare una verità davvero sconvolgente?

Il Primo e il Secondo Cerchio, sono quelli più benestanti e agevolati, mentre del Terzo e del Quarto Cerchio, fanno parte i cittadini più poveri come Aran, che è costretto a lavorare in miniera. 
Saranno queste due differenti estrazioni sociali a dividere i due ragazzi o li avvicineranno sempre di più in attesa di conoscere una sorprendente verità?
La Società ha una Cupola, una specie di confine che permette di iniettare gas, creati appositamente per proteggere la popolazione dall'Inquinamento.
Ma gli Agenti hanno davvero inserito un Inquinatore, in modo da convincere i cittadini a restare all'interno di un regime ordinato e apparentemente perfetto, soltanto per portare avanti i propri interessi e far avanzare il passo di una Società per nulla cristallina e autentica?
Conferisco quattro stelline, perché mi è piaciuta completamente questa idea romanzesca pervasa anche da uno stile fresco e scorrevole.
Lettura consigliata a chi ama i distopici un po' diversi dal solito e arricchiti di una vena scientifica e spionistica.
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